Deep blue (dirty version)

Prova di layout per un futuro biglietto da visita.

Ho scattato questo autoritratto come test di un setup leggero per un primo piano d’impatto. Setup leggero, addirittura essenziale, perchè ho utilizzato soltanto una comune lampada da tavolo come luce ambientale e il flash Nikon SB-800 puntato contro una parete.

Ho elaborato l’immagine in Capture NX rendendola in bianco e nero, poi in Photoshop CS4 ho (ri)colorato l’occhio con un semplice livello di regolazione e relativa maschera, come si può vedere nella versione Deep blue qui sotto.

Deep blue

In un secondo momento ho pensato a un’elaborazione più complicata, perciò ho creato questa versione. Ho utilizzato una texture per sporcare l’immagine, quindi ho sfocato i bordi, ho aggiunto una leggera vignettatura e un effetto di grana. Infine ho rifilato leggermente l’immagine con la taglierina e ho aggiunto le scritte. Ho convertito in sRGB e ho esportato in JPEG alla massima qualità.

Dati EFIX della foto.

I racconti nel piatto #20

Eva Charpentier, casting manager, sul set del cortometraggio I racconti nel piatto.

Pochi, pochissimi scatti da quando è iniziato l’inverno, a parte alcuni di serate con amici e quelli tradizionali delle feste natalizie con i parenti. In questo periodo a Gorizia e dintorni le giornate tornano a offrire una buona luce, perciò penso che presto sfiderò il freddo ancora pungente per la prima vera uscita fotografica alla scoperta del Friuli Venezia Giulia. In attesa di nuovi scatti pubblico un’altra foto dal set dedicato a I racconti nel piatto diretto da Giovanni Ziberna (si veda il post precedente).

La foto, che considero la migliore del set per le luci e i colori, è stata scattata di notte, all’aperto, sfruttando esclusivamente le luci utilizzate per le riprese e il mio prediletto 50mm. Questa immagine, che ritrae Eva concentrata a sistemare il tavolo attorno a cui si svolge una scena del cortometraggio, mi sembra degna di un quadro del Caravaggio… o meglio, diciamo che le luci e le ombre mi sembrano, per così dire, rieccheggiare lo stile del celebre pittore.

In fase di post-produzione, che questa volta ho svolto esclusivamente in Photoshop, ho lavorato proprio in tale direzione: ho accentuato i contrasti con le curve e ho lavorato minuziosamente con lo strumento scherma per schiarire ulteriormente la luminosità della parte sinistra del volto e delle mani; infine con un livello di regolazione tonalità/saturazione e l’ausilio delle sempre indispensabili maschere ho esaltato la saturazione dei frutti e smorzato quella del resto dell’immagine. Gli ultimi passaggi sono stati quelli usuali: ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di altezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB prima di esportare in JPEG alla qualità massima.

Dati EFIX della Foto.

Set completo su Flickr.

I racconti nel piatto #04

Il regista Giovanni Ziberna sul set del cortometraggio I racconti nel piatto.

Sono passati più di due mesi da quando ho pubblicato l’ultimo post. Di recente non ho avuto molto tempo da dedicare alla fotografia, perchè sono stato completamente assorbito dal trasferimento a Gorizia. Scelta di vita e di lavoro. E anche di fotografia, in un certo senso. I paesaggi dell’Isonzo e del Carso, infatti, sono stupendi e permettono scatti emozionanti.

Avrei voluto pubblicare un’immagine dell’autunno a Gorizia e dintorni, ma non ho ancora avuto tempo di fare un giro sul Carso. Il set del cortometraggio I racconti nel piatto, però, mi ha dato la possibilità di dedicare un paio di giornate alla fotografia e di cimentarmi con le foto di scena. L’articolo Fotografi di scena – Film in uno scatto pubblicato sulla rivista Sguardi online di Nital dà un’idea chiara del ruolo e del valore del fotografo di scena.

Ho scattato quasi esclusivamente con il mio fedele cinquantino, la mia ottica preferita, perchè, per parafrasare Capa, costringe a un rapporto ravvicinato con il soggetto, che è l’unico modo per ottenere una buona fotografia – anche se, per la precisione, sulle fotocamere digitali il 50mm equivale a un 75mm in pellicola. Ho citato Capa perchè la foto di scena è per certi versi simile a un reportage di guerra. C’è il campo d’azione, cioè il set, e ci sono le retrovie, cioè il backstage. Ci sono gli ufficiali, cioè la troupe, che comandano i soldati, cioè gli attori. Forse un paragone un po’ azzardato, ma credo che possa reggere.

Ho cercato di cogliere gli aspetti più interessanti del set soffermandomi tanto sullo svolgimento delle riprese quanto sui momenti di pausa tra una scena e l’altra. Nello scatto che ho scelto per questo post ho ritratto il regista Giovanni Ziberna mentre medita su un’inquadratura particolarmente complessa, che valuta guardando il risultato nel monitor.

La difficoltà maggiore è stata evitare che gli attori si mettessero in posa anche davanti alla fotocamera, perciò mi aggiravo per il set cercando di passare inosservato per poter fare scatti che non risultassero fastidiosamente costruiti come quelli dei cosiddetti “posati”, che, tra l’altro, ho limitato al massimo.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico degli scatti, ho lavorato esclusivamente in manuale. Di solito preferisco la priorità ai diaframmi, ma in questo caso mi sono imposto di lavorare in manuale per imparare finalmente a sfruttare al massimo questa modalità. L’illuminazione del set mi ha agevolato negli scatti, soprattutto in quelli di interni e in quelli notturni, e mi ha anche permesso di fotografare con la stessa luce utilizzata per le riprese. Spesso, però, ho utilizzato il flash (l’ottimo SB-800) per modificare l’illuminazione della scena e in particolare per ottenere una luce più diffusa e morbida.

Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima.

Dati EFIX della foto.

Set completo su Flickr.

Bumblebee (?)

Macro di un bombo (credo) scattata in un bosco in Slovenia (appena passato il confine con Gorizia), a mano libera.

La macrofotografia mi affascina. Permette di scoprire un mondo che di solito passa inosservato. Non faccio riferimento solo alla macro naturalistica, ma alla macro in genere. A dire la verità preferisco dedicarmi alla macro di oggetti, soprattutto se si tratta di componenti tecnologici ed elementi meccanici, come dimostra il post di qualche tempo fa Memoria (dettaglio).
La macro naturalistica è interessante per il soggetto in sè, ma anche perchè rappresenta una grande sfida perchè richiede capacità tecniche, conoscenze naturalistiche e molta pazienza. Le mie capacità tecniche sono piuttosto limitate per quanto riguarda la macrofotografia e le mie conoscenze naturalistiche sono vergognosamente scarse. Di tali capacità e conoscenze ne trovate in abbondanza in un sito come quello di Juza, ma anche in molti altri presenti sul web. La pazienza e la voglia d’imparare non mi mancano. Se avessi anche tempo da dedicare non soltanto alla macrofotografia, ma alla fotografia in genere…

Ho scattato questa foto a mano libera, con il mio prediletto Sigma 105mm macro f/2.8 EX DG, che trovo eccellente anche per i ritratti. Ero in un bosco in Slovenia e ho visto decine di insetti che saltavano come impazziti da un fiore all’altro. Ho scattato diverse foto, ma nessuna è risultata soddisfacente, perchè gli insetti si muovevano di continuo e quando finalmente rimanevano un momento immobili un alito di vento mi impediva di mettere a fuoco decentemente. Infine il vento mi ha dato un attimo di tregua e per caso ho notato questo bombo posato su un fiore, che sembrava praticamente immobile, perciò sono riuscito ad avvicinarmi a sufficienza, a mettere a fuoco (anche se non perfettamente) e a scattare.

Per quanto riguarda l’elaborazione della foto, c’è ben poco da dire perchè mi sono limitato al minimo indispensabile, come faccio quasi sempre. Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima.

Dati EFIX della foto.

My cousin Andrea in Bologna - version 2

Mio cugino Andrea davanti alla basilica di San Petronio, in Piazza Maggiore a Bologna. Una parte della piazza e il sottoscritto che scatta la foto si riflettono nelle lenti degli occhiali.

Non amo particolarmente le lenti grandangolari nè le elaborazioni eccessive delle immagini. Per i ritratti preferisco focali più lunghe (di solito utilizzo il Nikkor 50mm f/1.8 AF oppure il Sigma Macro 105mm f/2.8 EX DG che trovo eccezionale) e di solito limito l’intervento di post-produzione allo sviluppo del RAW e al ritocco di eventuali difetti della pelle. In alcuni casi, però, mi piace sperimentare con i livelli di regolazione per dare all’immagine un look particolare che renda più interessante un’immagine troppo piatta, come questa nella sua versione non elaborata.

In questa immagine l’utilizzo di una focale corta (18mm con l’obiettivo Nikkor 18-70mm f/3.5-4.5G ED-IF AF-S DX) mi ha permesso di includere nell’inquadratura una parte della basilica di San Petronio e di accentuare la distanza tra essa e mio cugino in primo piano. In questo modo il volto non risulta schiacciato contro lo sfondo, come di solito avviene nei ritratti eseguiti con focali più lunghe, e il soggetto risulta, per così dire, contestualizzato nell’ambiente circostante. Inoltre la misura grandangolare distorce le verticali, soprattutto quelle della basilica, rendendo più dinamica la composizione. Credo che dovrò incominciare a considerare con maggiore intenzione le focali più corte…

Per quanto riguarda la post-produzione, ho prima sviluppato il RAW in Capture NX, poi ho elaborato l’immagine in Photoshop CS4 ottenendo un look che non so definire con un aggettivo nè ricondurre a una definizione specifica… mi viene da dire bleach bypass, con cui si ottiene un’immagine con contrasto elevato e saturazione ridotta, ma non so se sia del tutto corretto, perchè ho lavorato anche sulla tonalità dei colori per modificarla secondo una logica più simile a quella del cross processing.
Ho utilizzato innanzitutto un livello di regolazione bilanciamento colore per ottenere una tonalità tendente al blu con una sfumatura verde, poi ho impostato il metodo di fusione su luce soffusa. Con vibrance ho vivacizzato i colori meno brillanti e con una curva a S ho migliorato il contrasto complessivo dell’immagine. Poi ho creato un nuovo livello da quelli visibili (comando applica visibile) e ne ho creato una prima copia, per cui ho impostato il metodo di fusione su colore brucia; a questa copia del livello ho applicato una maschera che ha bucato il centro, lasciando visibili i bordi in modo che risultassero bruciati, e l’ho duplicata più volte per accentuare l’effetto. In questo modo ho creato la prima versione della fotografia. Poi ho aggiunto un livello di regolazione tonalità/saturazione con cui ho smorzato i colori (sat -65), infine ho accentuato il contrasto con un secondo livello curve.
Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di altezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto sul soggetto in primo piano e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.

Dati EFIX della foto.

Versione non elaborata della fotografia.

Versione 1 della fotografia.

Yo Yo Mundi

Yo Yo Mundi alla Festa dei popoli di Cassano d’Adda (10.07.2009).

Scattare con poca luce, e per di più un soggetto in movimento, è sempre difficile. C’è il rischio che l’immagine risulti eccessivamente mossa oppure troppo rumorosa per l’utilizzo di ISO elevati.

Questa foto scattata al concerto di Yo Yo Mundi presso la Festa dei popoli presenta entrambi i difetti: mosso e rumore.

Eppure, a volte, tali imperfezioni rendono un’immagine più interessante. In questo caso il mosso sottolinea il dinamismo dell’azione e il rumore digitale, anche se tutto sommato risulta contenuto, dà il senso di “grana” da pellicola – e mi evita di simularla in Photoshop, che non è mai il massimo.
Se il mosso e il rumore sono stati praticamente imposti dalle condizioni di scatto, l’inquadratura e il momento sono stati frutto di una ricerca che è durata circa una cinquantina di scatti che ho effettuato nell’arco di un’ora. Non riuscivo a trovare un’inquadratura che comprendesse in maniera chiara (quasi) tutti i musicisti e che allo stesso tempo raccontasse l’energia sprigionata dal gruppo durante il concerto. Questo è stato l’ultimo scatto che ho effettuato e l’unico che mi soddisfa.

Mi sembra che il bianco e nero conferisca all’immagine realismo e drammaticità, che permettono alla fotografia di essere contemporaneamente il documento di un istante e il racconto di una storia. Questa è la sensazione che ho avuto dalle ultime mostre viste allo Spazio Forma di Milano, cioè Questa è la guerra! su Robert Capa e Gerda Taro e Nippon Kobo – Sguardi sul Giappone. Per questo motivo sono sempre più affascinato dal bianco e nero e anche se scatto in digitale, mi sforzo, per così dire, di pensare in bianco e nero. Cerco di visualizzare l’immagine che voglio ottenere ponendo particolare attenzione al contrasto di luci e ombre e pensando in anticipo al modo in cui sarà reso nella conversione.

Documentare. Raccontare. Questo è quello che tento di fare con la fotografia. Preferibilmente in bianco e nero.

Per la conversione in bianco e nero di questa foto ho utilizzato Adobe Photoshop CS4 applicando il livello di regolazione bianco e nero. Poi ho applicato il livello di regolazione curve per bilanciare il contrasto in modo accurato e ho utilizzato lo strumento brucia e scherma per ritoccare leggermente alcune zone. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.

Dati EFIX della foto.

Sace

Pezzo di Sace sul muro della stazione della metropolitana di Crescenzago (lato che dà sul parcheggio).

Non è sicuramente il migliore dei pezzi che ho fotografato fino a ora (nella mia collezione su Flickr ce ne sono di più belli), ma quando vedo un pezzo sui muri della grigissima Milano penso sempre che le nostre città abbiano bisogno di molto più colore.

I muri grigi e vuoti fanno male agli occhi e ammalano l’anima.

Con questo pezzo inauguro ufficialmente la categoria Writing on the wall in cui riporterò e discuterò brevemente i pezzi che fotografo in giro per l’Italia e nei paesi che visito.

Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima.

Dati EFIX della foto.

Memory (detail)

Macro di una memoria da 1Gb non più funzionante del mio Apple Powerbook G4.

Ho scattato questa foto in una serata piovosa di Giugno, tra un paragrafo e l’altro della tesi per la laurea specialistica. Era da un po’ di tempo che non scattavo una foto utilizzando la mia scatola di luce fai da te, che ho costruito secondo la filosofia della diy photography. Ho approfittato della prima pausa (cena esclusa) che mi sono concesso da mezzogiorno per scattare qualche foto.

Ho acceso le due lampadine fredde che utilizzo per illuminare la scatola di luce, dall’alto e da destra, e ho posizionato il flash SB-800 all’interno puntandolo verso l’alto e attivandolo in wireless – da poco mi sto impratichendo con il sistema Nikon CLS. Ho bilanciato il bianco scattando sul cartoncino bianco che riveste l’interno della scatola e ho fatto qualche scatto di prova per verificare le ombre. Purtroppo non ho ancora un cavalletto, perciò ho dovuto scattare a mano libera… una gran fatica per riuscire a mettere a fuoco un oggetto tanto piccolo! Causa la profondità di campo ridottissima e la mia mano ancora un po’ incerta – sì, il prossimo acquisto sarà quasi certamente un bel cavalletto!
Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.

Dati EFIX della foto.

Memorie – la foto della memoria da 1Gb insieme alla memoria da 512Mb.

Magazine

Mio padre che legge il settimanale del Corriere della Sera. Una foto scattata quasi per caso.

Ogni volta che la guardo mi ricorda il piacere di leggere. Un libro, un quotidiano, una rivista, un manuale, un libretto d’istruzioni, gli ingredienti di un prodotto, un cartello stradale… Leggere è sempre bello, a prescindere da cosa leggiamo, perchè possiamo decidere noi quando farlo.

Inoltre quando leggiamo la nostra mente e la nostra coscienza sono attive. Invece quando guardiamo la televisione sono passive.

Dovremmo spegnere la televisione più spesso – magari per sempre! – e leggere di più. Anche perchè in Italia si legge sempre meno e c’è un preoccupante fenomeno di analfabetismo di ritorno.

Ho scattato la foto utilizzando il flash SB-800 dirigendo il lampo contro la parete a sinistra. Per la conversione in bianco e nero ho utilizzato Adobe Photoshop CS4 applicando il livello di regolazione bianco e nero. Poi ho applicato il livello di regolazione curve per bilanciare il contrasto in modo accurato e rendere più visibile il rumore digitale che restituisce una specie di effetto grana. Ho utilizzato lo strumento timbro per rimuovere un elemento fastidioso dallo sfondo e renderlo uniforme. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.

Dati EFIX della foto.

Three generations

Tre generazioni. Ernestina, sua figlia Silvana e sua nipote Stella. Mia nonna, mia zia e mia cugina.

Ho deciso di (ri)aprire questo blog con un’immagine che rappresenta quello che mi piace della fotografia. La capacità di raccontare qualcosa. E la possibilità di catturare un ricordo.

Racconto e memoria.

Questa immagine racconta la storia di tre generazioni. Una ben definita. Una nel mezzo del cammin di nostra vita. Una ancora incerta, che sta prendendo forma. Mi sembra che la disposizione delle tre figure e la profondità di campo ridotta siano eloquenti.

A livello privato questa immagine è il ricordo di un istante di vita famigliare. Per la precisione del giorno di Pasqua del 2009. Ma per sineddoche diventa il ricordo di tante feste trascorse in famiglia.

Ho (ri)aperto questo blog per condividere alcune delle mie parole e delle mie immagini. Per quanto riguarda le foto che decido di pubblicare in questo spazio non voglio dilungarmi in spiegazioni eccessive, perché ritengo che poche righe siano sufficienti. Un’analisi dettagliata risulterebbe noiosa e distoglierebbe l’attenzione dall’immagine.

Tuttavia voglio spendere qualche parola sui dettagli tecnici di scatto e di elaborazione, che potrebbero risultare interessanti per chi scatta fotografie.

Scatto generalmente con una reflex digitale Nikon D80 (i dettagli di scatto delle mie fotografie sono visibili nelle relative pagine del mio account Flickr che riportano i dati EFIX) in formato RAW, che sviluppo con il software Nikon Capture NX 1.

Per la conversione in bianco e nero di questa foto ho utilizzato Adobe Photoshop CS4 applicando il livello di regolazione bianco e nero. Poi ho applicato il livello di regolazione curve per bilanciare il contrasto in modo accurato e ho utilizzato lo strumento brucia per rendere più scura la parte sinistra dell’immagine. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.